Lettera aperta ai cittadini europei sulla sovranità digitale
Italo Vignoli
La porta della sovranità digitale è aperta, per favore entrate.

Per decenni, una comunità di sviluppatori, attivisti, ricercatori e funzionari pubblici ha tranquillamente lavorato sull’idea che il software libero e open-source basato su standard aperti non è solo la migliore scelta tecnica, ma anche l’unico compatibile con una governance democratica.
Abbiamo creato gli strumenti necessari, supervisionato le migrazioni e fornito la formazione agli utenti.
Abbiamo anche redatto documenti politici e li abbiamo presentati alle commissioni.
Abbiamo documentato le conseguenze del fatto che i documenti pubblici sono leggibili solo da software sviluppati in un unico paese, gestiti da una singola società e soggetti alle leggi di una giurisdizione diversa e alle decisioni commerciali di un consiglio di amministrazione.
La Gendarmeria francese, il Ministero della Difesa austriaco e lo stato tedesco dello Schleswig-Holstein – per citare solo alcuni esempi – hanno preso provvedimenti, accanto a regioni, province e città di tutta Europa.
Siamo sempre stati qui, e non con un prodotto da vendere, ma con la conoscenza, la pazienza e la sincera convinzione che le istituzioni pubbliche appartengono al pubblico, e che questo vale anche per la loro infrastruttura digitale.
A volte siamo stati ascoltati, ma molto più spesso ci hanno semplicemente tollerati, nel migliore dei casi con un sorriso che sembrava dire: “Lo so, ma cosa posso fare?”
E ora, improvvisamente, la situazione è cambiata, e non perché gli argomenti sono variati – non c’era bisogno di questo – né perché la tecnologia è cambiata, visto che era già eccellente.
La situazione è cambiata perché l’equilibrio geopolitico si è spostato, e la dipendenza che un tempo sembrava una convenienza ora appare per quello che è sempre stata: una vulnerabilità strutturale.
Siamo contenti che questo momento sia arrivato, e ci piace pensare che questa chiarezza – che le prove non sono mai riuscite a raggiungere – sia dovuta anche per noi, e non solo per la crisi geopolitica.
Per questo chiediamo ai cittadini europei, e attraverso di essi a coloro che governano i paesi europei, di capire una cosa estremamente importante: la porta della sovranità digitale non si apre semplicemente scegliendo software diversi, ma comprendendo cosa comporta effettivamente la sovranità.
Richiede formati di documenti aperti, non come preferenza, ma come garanzia legale e tecnica che un documento prodotto oggi sarà leggibile tra trent’anni, da qualsiasi applicazione conforme, senza il permesso di alcuna azienda. Il formato non è un dettaglio, ma la base.
Richiede font aperti, perché un documento visualizzato in modo diverso su sistemi diversi non è un documento interoperabile, indipendentemente dallo standard che afferma di seguire. Il livello di visualizzazione è importante quanto il livello di dati.
Richiede continuità di competenza: le persone e le istituzioni che hanno svolto questo lavoro, spesso senza riconoscimento e a volte senza risorse, non sono una lobby da gestire ma un prezioso deposito di conoscenze da impegnare.
Richiede onestà su cosa significhi “aperto”. Una coalizione che parla di sovranità digitale ma sceglie come formato di documento predefinito uno progettato per replicare il comportamento del software proprietario non sta costruendo la sovranità ma una nuova dipendenza sotto una bandiera diversa.
Siamo qui da anni, e saremo ancora qui per gli anni a venire.
L’ecosistema FLOSS (Free and libre open source software) non ha avuto bisogno di una crisi geopolitica per credere negli standard aperti. Abbiamo sempre creduto in loro, perché hanno ragione, dal punto di vista tecnico, legale e democratico.
Ora che l’Europa è pronta, abbiamo solo una richiesta: ascoltateci con attenzione, a differenza di quello che avete fatto in passato. La lezione non è semplicemente “utilizzare software libero e open source”. La lezione è: capire perché è importante, e comprenderla a fondo.
Gli strumenti esistono, la conoscenza esiste, e soprattutto, la comunità esiste.
Quello che accadrà dopo dipenderà esclusivamente da voi: la sovranità digitale dell’Europa potrebbe diventare un vero e proprio impegno strutturale o rimanere l’ennesima rivisitazione della dipendenza.
Speriamo, e vorremmo essere sicuri, che scegliate la prima opzione.
Nel corso delle prossime settimane, quattro articoli esploreranno questi argomenti in profondità: l’architettura dei formati dei documenti, la politica nascosta del rendering dei font, le lezioni apprese dalle esperienze migratorie del mondo reale e come sarebbe effettivamente una politica europea credibile sugli standard aperti. Vi invitiamo a leggerli.
Fonte: The Document Foundation, 31 marzo 2026



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